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Capitolo
3
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Traumi dell’articolazione acromion-clavicolare
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Nella pratica agonistica
del judo e del rugby si verificano frequentemente delle cadute sul moncone
della spalla che determinano una sollecitazione della stessa dall’avanti
all’indietro e dall’alto in basso. Il moncone della spalla è costituito
anatomicamente dall’estremità acromiale della clavicola che poggia sulla
superficie articolare dell’acromion con l’interposizione di un disco interarticolare.
I mezzi di unione sono costituiti oltre che dalla capsula, dal legamento
acromion-clavicolare rinforzato dalle fibre del trapezio e del deltoide.
I legamenti conoide e trapezoide fissano, inoltre, la clavicola con l’apofisi
coracoide. Nella caduta sul moncone della spalla le due superfici articolari
vengono sollecitate ad allontanarsi e secondo l’entità e la modalità del
trauma si può avere una distorsione, una sublussazione o una lussazione
completa dell’articolazione acromion-clavicolare. Nella distorsione non
si osserva una alterazione del profilo della spalla e l’esame radiografico
comparativo delle due spalle, eseguito con il soggetto in piedi e con
gli arti superiori addotti al tronco, non mette in evidenza una diastasi
delle due superfici articolari. Nella sublussazione, nella quale si verifica
la lesione del legamento acromion-clavicolare si osserva, invece, una
alterazione del profilo della spalla
Tale fasciatura va mantenuta per due settimane e successivamente l’atleta deve effettuare un ciclo di fisiokinesiterapia. Nella lussazione completa, invece, l’atleta dovrà essere sottoposto, trattandosi di uno sportivo, il più rapidamente possibile ad intervento riparativo. Quando si interviene tardi il recupero è spesso mediocre. |
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Traumi
dell’articolazine scapolo-omerale
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Nella pratica del rugby,
calcio, judo, sci si verificano cadute sul palmo della mano o sul gomito
ad arto abdotto ed extraruotato che determinano una lussazione, più
frequentemente anteriore, della testa omerale. Osservando una spalla
lussata si nota una modificazione del profilo della stessa che da arrotondato
tende ad appiattirsi con aumento della sporgenza dell’acromion. La cavità
glenoide non è più occupata dalla testa omerale che invece si reperta
al di sotto dei muscoli pettorali. La sintomatologia è quella che si
nota nella lesioni traumatiche della spalla con il soggetto che, per
il dolore, inclina il più possibile il capo verso la spalla lussata,
in modo da permettere il rilasciamento del muscolo trapezio e nel contempo
sorregge con la mano il gomito del lato lussato. La diagnosi clinica,
tuttavia, anche se facile non è di per sé sufficiente. Poiché spesso
alla lussazione si associano fratture omerali è imperativo sottoporre
il paziente ad esame radiografico
E’ bene comunque tener presente che, in caso di insuccesso di tale manovra, è opportuno sottoporre il traumatizzato ad anestesia generale. Il completo rilasciamento delle masse muscolari rende, infatti, più agevole la riduzione. Ottenuta la riduzione è necessario effettuare una fasciatura della Desault con bende idrofile rivestita da bende elastiche.
Tale fasciatura va mantenuta per tre settimane e successivamente l’atleta deve sottoporsi ad un ciclo di fisiokinesiterapia. Per motivi diversi quali possono essere una lassità capsulo-legamentosa costituzionale o post-traumatica, una ipotrofia muscolare, una anomalia della testa omerale, una disinserzione della capsula e del cercine glenoideo, le lussazioni di spalla possono recidivare anche in occasione di traumi modesti. La frequenza della recidiva è tale da consigliare al medico pratico di tentare in questi casi una manovra di riduzione che presenta il vantaggio di far guadagnare tempo e di evitare una nuova anestesia. E’ bene, tuttavia, limitarsi ad una sola prova e se essa non dovesse dare l’effetto sperato è consigliabile rinunciare anche perché il dolore provocato al paziente aumenta la contrattura antalgica rendendo sempre più difficili i successivi tentativi. Il ripetersi di episodi di lussazione di spalla (lussazione abituale) costituisce un’indicazione all’intervento chirurgico riparatore. Questo, nello sportivo, deve essere consigliato fino dalle primissime recidive. |